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Economia circolare a scuola: quanto si risparmia, quanto si evita di buttare

Il riuso raccontato con i numeri: quanto pesa un libro di testo, quanti ne passa una classe in un anno, e cosa cambia se restano in circolo.

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"Economia circolare" è un'espressione che a scuola si incontra nei progetti di educazione civica e quasi mai nel corridoio, dove pure succede in continuazione: un libro che passa da una terza a una seconda, il flauto della sorella grande, gli scarpini di un compagno che è cresciuto. Questa guida prova a mettere dei numeri su quel movimento — e a dire dove i numeri sono solidi e dove no.

La scala del problema, in cifre

L'anagrafe scolastica del Ministero conta 52.604 scuole frequentabili in Italia, per 7.455.938 studenti distribuiti su 6895 comuni. Sono i dati su cui è costruita la nostra pagina di statistiche, e sono la base di qualsiasi conto sensato sul riuso scolastico.

Un libro di testo di formato medio pesa fra i 250 e i 350 grammi; un'adozione completa di scuola media o superiore ne comprende una decina fra volumi e tomi. Contando in modo prudente quattro chili di carta a studente all'anno — meno di quanto pesi davvero un'adozione intera — si arriva nell'ordine delle 29.824 tonnellate di libri scolastici che ogni anno, in Italia, arrivano a fine ciclo d'uso.

Non tutta quella carta è "rifiuto": una parte resta in famiglia per i fratelli minori, una parte va in comodato, una parte finisce nella raccolta differenziata e viene effettivamente riciclata. Ma la quota che resta in un armadio per anni e poi viene buttata senza essere mai stata riaperta non è piccola, e ha una caratteristica precisa: è materiale in condizioni perfettamente utilizzabili.

Riuso e riciclo non sono la stessa cosa

È la distinzione che rende utile tutto il resto. Riciclare un libro significa macerarlo per ricavarne carta nuova: si recupera la materia, si spende energia nel processo, e il valore d'uso del libro — il fatto che sia esattamente il manuale adottato dalla seconda B — scompare.

Riusarlo significa che quel valore d'uso continua a esistere. Un manuale di storia in adozione da tre anni non è quattrocento grammi di cellulosa: è trenta euro che una famiglia non spende, e trenta euro che un'altra famiglia incassa. La gerarchia europea dei rifiuti mette il riuso sopra il riciclo esattamente per questo, ed è una gerarchia che a livello domestico si applica con un gesto solo: chiedere se serve a qualcuno prima di decidere che non serve più.

Il conto in euro, per una famiglia

Un'adozione completa di prima media sta comunemente fra i 250 e i 350 euro; un biennio di superiore supera facilmente i 400 all'anno. Coprire usato metà dell'elenco — che è un obiettivo realistico quando l'edizione è ancora in adozione — significa fra i 120 e i 200 euro all'anno.

Aggiungi le categorie in cui il divario fra nuovo e usato è ancora più netto: uno strumento musicale per l'indirizzo musicale, dove la differenza su tre anni è nell'ordine delle centinaia di euro, e l'attrezzatura sportiva, dove un pacchetto sci completo passa da 400-700 euro nuovo a 130-200 usato.

Sommato su un ciclo di tre anni di scuola media, per una famiglia media, il riuso sistematico vale una cifra a tre zeri. Non è un risparmio simbolico e non è un gesto: è una voce di bilancio.

Perché la scuola è l'unità giusta

Il riuso funziona quando domanda e offerta si incontrano, e sugli oggetti scolastici si incontrano quasi solo dentro lo stesso istituto. Il manuale di antologia adottato dalla tua scuola non interessa a nessuno tre comuni più in là, perché lì hanno adottato un altro manuale. La tuta con il logo dell'istituto non ha alcun mercato fuori dall'istituto. Il kit di disegno tecnico serve a chi fa quell'indirizzo.

Su un grande mercato generalista quegli oggetti si perdono: sono di valore unitario basso, la spedizione costa quanto l'oggetto, e nessuno cerca "antologia seconda media" sperando che sia proprio quella. Dentro una scuola, invece, la probabilità che l'oggetto che qualcuno sta buttando sia esattamente quello che a un altro serve è altissima — ed è il motivo per cui su Scuolapop gli annunci sono organizzati per singolo plesso e non per categoria nazionale.

C'è anche una ragione logistica banale: la consegna è a mano, all'uscita, e non costa niente. Nessun imballaggio, nessun trasporto, nessuna emissione. Il pezzo di catena logistica che di solito annulla il vantaggio ambientale dell'usato, qui non esiste.

Cosa può fare una classe, concretamente

Le cose che funzionano sono poche e semplici, e quasi tutte richiedono che qualcuno le proponga a giugno invece che a settembre.

  • La lista dei libri in uscita, condivisa a giugno. Appena escono le adozioni, chi ha finito quell'anno sa cosa può passare a chi entra. Un elenco per classe risolve metà del problema.
  • Lo scaffale di classe. Un ripiano dove finiscono i volumi che nessuno ha comprato e le copie di consultazione. Costa zero e resta per anni.
  • Il passaggio fra ordini contigui. Il materiale della quinta primaria serve alla prima media della stessa zona; lo strumento musicale della terza media serve alla prima. Sono passaggi che quasi nessuno organizza perché coinvolgono due scuole diverse.
  • Chiedere alla scuola cosa fa dei libri del comodato che non riuserà. Spesso finiscono al macero per mancanza di un'alternativa proposta da qualcuno. Il funzionamento del comodato è spiegato qui.

Una nota sull'onestà dei numeri

Le tonnellate calcolate sopra sono una stima d'ordine di grandezza costruita su un'assunzione dichiarata — quattro chili di carta a studente all'anno — applicata a un dato reale, il numero di studenti dell'anagrafe MIUR. Non è una misurazione, ed è meglio dirlo che arrotondarla per eccesso e presentarla come un fatto.

Il dato solido è l'altro: 7.455.938 studenti, 52.604 scuole, e un'adozione di libri a testa ogni anno. Qualunque coefficiente ci si applichi, la conclusione non cambia: si tratta di una quantità enorme di materiale in buone condizioni che ogni giugno smette di servire a qualcuno e a settembre serve a qualcun altro, spesso nello stesso edificio.

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