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Il comodato d'uso dei libri di testo: come funziona davvero

Non è un diritto automatico e non funziona allo stesso modo in due scuole vicine. Cosa chiedere in segreteria, e quando conviene comunque comprare usato.

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Il comodato d'uso è la cosa più fraintesa della scuola italiana. Non è un diritto che si esercita, non è automatico, non funziona allo stesso modo in due istituti che distano un chilometro, e la maggior parte delle famiglie ne sente parlare quando è troppo tardi per farne domanda.

Che cos'è, in una riga

È un prestito gratuito. La scuola compra i libri di testo, li dà in consegna allo studente per l'anno scolastico, e a giugno lo studente li restituisce. Giuridicamente è il comodato del codice civile: la proprietà resta della scuola, l'uso è di chi lo riceve, e chi lo riceve risponde di quello che gli succede.

Non è una borsa di studio e non è un rimborso: non arrivano soldi, arrivano libri. E non è la cedola libraria della primaria, che è invece una fornitura gratuita a carico del comune e riguarda tutti gli alunni della scuola primaria statale senza domanda né requisiti.

Perché in due scuole vicine funziona diversamente

Perché il comodato lo organizza il singolo istituto, con l'autonomia scolastica e con i fondi che riesce a mettere insieme: risorse ministeriali per il diritto allo studio, contributi regionali, contributo volontario delle famiglie, a volte fondi di un comune o di una fondazione locale. Non esiste un regolamento nazionale unico che dica quanti libri, a chi e con quale ISEE.

Le conseguenze pratiche sono tre:

  • La platea cambia. Alcune scuole lo riservano a chi ha un ISEE sotto una certa soglia, altre lo aprono a tutte le classi prime, altre solo ad alcune materie.
  • La copertura cambia. Quasi mai è l'adozione completa: più spesso sono i volumi più costosi e più stabili nel tempo — antologie, atlanti, manuali di storia — quelli che la scuola può riusare per più anni. Gli eserciziari, che si consumano, restano a carico della famiglia.
  • Le scadenze cambiano. E sono la ragione principale per cui si resta fuori.

Quando bisogna muoversi

Prima di quanto pensi. Le domande si presentano tipicamente fra giugno e i primi giorni di settembre, e in molte scuole il bando esce a ridosso della fine delle lezioni — cioè nel momento in cui nessuno sta guardando la bacheca. Chi se ne ricorda a metà settembre, quando i libri servono, trova il bando chiuso e i volumi già assegnati.

La cosa sensata da fare è una sola: a maggio, quando si va in segreteria per qualsiasi altro motivo, chiedere se l'istituto attiva il comodato, con quali requisiti e quando esce il bando. È una domanda da due minuti che può valere duecento euro.

Se la scuola ha un albo online — e per legge lo ha — il bando ci finisce. Vale la pena guardarlo in giugno anche senza aspettare la circolare via registro elettronico, che ogni tanto si perde fra le comunicazioni di fine anno.

Cosa si firma, e cosa comporta

Si firma un modulo che elenca i volumi consegnati con i loro codici, e che impegna la famiglia a restituirli entro una data — di solito fra la fine delle lezioni e l'inizio degli scrutini. Il documento dice anche cosa succede se il libro non torna, o torna inservibile: quasi sempre il rimborso del valore, a volte la sostituzione con una copia equivalente.

"Inservibile" ha un significato preciso e più tollerante di quanto le famiglie temano. L'usura normale — copertina segnata, qualche orecchia, matita cancellabile — è prevista e accettata: il libro è stato prestato per essere usato. Quello che non è previsto sono le pagine mancanti, gli esercizi svolti a penna sul testo, l'acqua, e l'evidenziatore passato su mezzo volume.

Il consiglio pratico che risolve il 90% delle contestazioni: fotografa il libro il giorno in cui te lo consegnano, copertina e qualche pagina interna. Se a giugno qualcuno sostiene che un danno c'era già o non c'era, la discussione dura dieci secondi.

Comodato e mercatino non sono alternativi

È l'errore di ragionamento più comune: "ho il comodato, non mi serve cercare usato". Quasi mai il comodato copre l'intera adozione, e la parte che resta scoperta — eserciziari, volumi di lingua, il tomo di letteratura che quest'anno la scuola non aveva in magazzino — è esattamente quella che si trova usata fra le famiglie della stessa scuola.

E vale anche al contrario. Se la tua domanda di comodato non è stata accolta, l'usato non è un ripiego: sui libri in adozione da qualche anno copre metà della spesa senza alcuna pratica da fare. Come si valuta un libro di seconda mano, edizione, ISBN e codici digitali compresi, sta nella guida sui libri usati; il conto complessivo di settembre, ordine per ordine, sta in quella sui costi del corredo.

Una domanda che vale la pena fare a giugno

Quando restituisci i libri del comodato, chiedi cosa succede a quelli che la scuola non riuserà — perché l'edizione è stata sostituita, o perché quella materia ha cambiato adozione. In molti istituti finiscono in un magazzino e poi al macero. In parecchi altri, se qualcuno lo chiede, diventano il fondo di una piccola biblioteca di classe o vengono ceduti alle famiglie che ne hanno bisogno.

È lo stesso principio del mercatino, applicato a monte: un libro che resta in circolo serve a qualcuno per altri tre o quattro anni. La differenza fra le due cose la fa quasi sempre una persona che ha fatto la domanda al momento giusto.

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