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Attrezzatura sportiva per i ragazzi: quando l'usato ha senso

Un paio di scarpini dura una stagione perché il piede cresce, non perché si consuma. Ma su caschi e protezioni la regola si ribalta.

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L'attrezzatura sportiva dei ragazzi ha una caratteristica che la rende diversa da quasi tutto il resto: non si consuma, si diventa troppo grandi. Un paio di scarpini da calcio numero 36 esce di scena perché il piede è arrivato al 38, non perché sia rotto. Uno sci da 130 centimetri viene messo via perché il ragazzo è cresciuto di dieci centimetri in un inverno.

Questo è, in una frase, il motivo per cui l'usato sportivo funziona meglio di quasi ogni altra categoria. Ed è anche il motivo per cui su alcune cose non va toccato.

Quello che si compra usato senza pensarci

Scarpini da calcio e scarpe da sala. Durano una stagione perché il piede cresce. Controlla la suola e i tacchetti — se sono consumati in modo asimmetrico lo saranno per la camminata di un altro ragazzo, e non è un problema — e verifica che la tomaia non abbia scuciture vicino all'alluce.

Sci, snowboard, scarponi. È la categoria dove il risparmio è più alto in assoluto, perché la crescita impone di cambiare misura ogni uno o due anni e l'attrezzatura nuova costa moltissimo. Sugli sci guarda le lamine e la soletta: graffi superficiali si sistemano con una sciolinatura, un'incisione profonda che arriva al metallo no. Gli attacchi vanno regolati da un negozio sul peso e sulla misura di scarpone di chi li userà — non è un dettaglio facoltativo, è la funzione di sicurezza dell'attacco.

Racchette da tennis, padel, badminton. Il telaio è quasi eterno, le corde sono materiale di consumo: metti a budget venti o trenta euro di incordatura e prendi una racchetta usata senza timori. La misura del manico conta più della marca.

Tute, divise e kit di società. La divisa della squadra o la tuta della scuola vengono usate una stagione e sono l'oggetto che passa di mano più naturalmente fra famiglie dello stesso istituto — anche perché fuori da lì non le vuole nessuno.

Borse, sacche, parastinchi, ginocchiere di tessuto. Vale la normale verifica di igiene e di integrità, nulla di più.

Quello che non si compra usato, mai

C'è una regola che tiene insieme tutti i casi: se l'oggetto serve ad assorbire un impatto, si compra nuovo.

  • Caschi — bici, sci, equitazione, skate. Un casco che ha preso un colpo può avere il guscio interno compromesso senza mostrare nulla all'esterno: è progettato per deformarsi una volta sola, e chi te lo vende può essere in perfetta buona fede nel dirti che non è mai caduto. Vale anche per i caschi mai caduti ma vecchi: il polistirene espanso e le colle invecchiano.
  • Protezioni rigide — paraschiena, conchiglie, protezioni per arti marziali con imbottitura strutturale. Stessa logica.
  • Paradenti. Ragione di igiene, e comunque vanno modellati sulla dentatura di chi li porta.
  • Scarpe da corsa già molto usate. Non per igiene, per biomeccanica: l'intersuola si comprime seguendo l'appoggio di chi le ha corse. Su un ragazzo in crescita, che sta formando la sua camminata, un'intersuola già deformata da un altro non è una buona idea. Scarpe usate poco sono un'altra cosa.
  • Imbragature e corde da arrampicata. Hanno una scadenza dichiarata dal produttore e una storia che non puoi ricostruire.

Come si guarda un pezzo prima di prenderlo

Chiedi tre cose e avrai risolto la maggior parte dei dubbi: quanti mesi è stato usato, con che frequenza, e perché lo vendono. La terza risposta è la più informativa. "È cresciuto" e "ha smesso di giocare" sono risposte tranquillizzanti; una risposta vaga su un oggetto costoso merita qualche domanda in più.

Poi guarda i punti di usura specifici invece dell'aspetto generale. Le cuciture agli angoli sollecitati, non il colore. La suola, non la tomaia. Le lamine, non la grafica. Un pezzo di attrezzatura sportiva brutto e sano è molto meglio di uno bello con un difetto strutturale, e il prezzo dice esattamente il contrario.

Infine, prova. È il vantaggio decisivo dello scambio dentro la stessa scuola: ci si vede all'uscita, il ragazzo infila lo scarpone o impugna la racchetta, e in trenta secondi si capisce se la misura è quella. Comprando a distanza quella verifica non esiste, ed è la causa numero uno degli acquisti sbagliati.

Vendere: il calendario dello sport

A differenza dei libri, che hanno una sola finestra a giugno, l'attrezzatura sportiva ne ha diverse e strette. L'attrezzatura invernale si vende fra ottobre e dicembre, non a marzo quando la si mette via. Scarpini e materiale da campo si vendono a fine agosto, quando ricominciano le iscrizioni. Racchette in primavera.

Vendere fuori stagione significa quasi sempre non vendere: chi compra sta pensando allo sport che inizia, non a quello che è finito. Se hai perso la finestra, la scelta sensata è tenerlo sei mesi o regalarlo subito a qualcuno che lo userà.

Nella descrizione servono tre dati e non di più: la misura (numero di scarpa, lunghezza in centimetri, taglia), quanto è stato usato e quali sono i difetti. Metti i difetti nell'annuncio, non aspettare che li trovi l'altro: in una comunità scolastica ci si rivede tutti i giorni, ed è il posto meno adatto del mondo per un affare furbo.

Il conto, alla fine

Una stagione di sci per un ragazzo di dodici anni — sci, attacchi, scarponi, casco — costa fra i 400 e i 700 euro comprando tutto nuovo. Comprando usato il pacchetto sci-attacchi-scarponi e nuovo solo il casco, la stessa stagione ne costa fra i 130 e i 200, regolazione degli attacchi compresa. Ed è materiale che l'anno dopo rivendi quasi allo stesso prezzo, perché il ragazzo sarà cresciuto ancora.

È lo stesso meccanismo dei libri e degli strumenti musicali: oggetti costosi, tenuti poco, che vanno bene per il ragazzo successivo. Come si incastra nel conto complessivo di settembre lo trovi nella guida sui costi del corredo, e le regole pratiche dello scambio in quella sugli scambi sicuri.

Hai qualcosa da rivendere o da regalare? Cerca la tua scuola e pubblica un annuncio gratuito, oppure leggi le altre guide.