Tua figlia è entrata nella sezione a indirizzo musicale, le hanno assegnato il clarinetto, e a settembre serve un clarinetto. La domanda non è quale comprare: è se comprarlo. Perché il corso dura tre anni, perché lo strumento non l'ha scelto lei ma una commissione, e perché una parte non piccola dei ragazzi a giugno della prima ha già capito che quello strumento non fa per loro.
Le opzioni sono tre e non si equivalgono affatto.
Prima di tutto: la scuola ce l'ha?
Molte scuole a indirizzo musicale hanno un parco strumenti proprio, costruito negli anni con fondi ministeriali e donazioni, e lo dà in uso agli alunni — a volte per il solo primo anno, a volte per l'intero triennio, spesso con priorità a chi ha lo strumento più ingombrante o più costoso. Percussioni, contrabbasso, tuba, a volte il pianoforte della sala prove: sono quasi sempre della scuola.
È la prima cosa da chiedere, prima ancora di aprire un catalogo, e va chiesta al docente di strumento e non solo in segreteria. Se la risposta è sì, il problema è risolto a costo zero per almeno un anno, che è il tempo esatto che serve per capire se ha senso comprare.
Noleggio: il modo giusto di attraversare il primo anno
Il noleggio da negozio di strumenti musicali costa tipicamente fra i 20 e i 40 euro al mese a seconda dello strumento, spesso con formula "riscatto": se dopo dodici mesi decidi di comprarlo, una quota di quanto hai pagato viene scalata dal prezzo.
Sui numeri puri il noleggio è la formula più cara: tre anni di flauto a 25 euro al mese fanno 900 euro, quando un flauto da studio nuovo ne costa 200 o 300. Ma non è il confronto giusto, perché il noleggio non compra uno strumento: compra il diritto di cambiare idea. Nel primo anno, quando non sai ancora se il ragazzo continuerà, quel diritto vale molto.
Il punto in cui il noleggio smette di avere senso è preciso: la fine della prima media. Da lì in avanti, se il corso prosegue, il canone diventa denaro che non torna.
Nuovo: quando è la scelta ragionevole
Comprare nuovo ha senso in due situazioni. La prima: strumenti a fiato in cui la parte a contatto con la bocca è il punto delicato — e anche lì, becco e bocchino si cambiano, il corpo dello strumento no. La seconda: quando il ragazzo ha già finito la prima, ha deciso di continuare, e magari pensa al liceo musicale. A quel punto lo strumento serve per sei o sette anni e la spesa si ammortizza.
Su cosa comprare, la regola che i docenti di strumento ripetono ogni anno: uno strumento da studio di marca conosciuta batte uno strumento "completo di tutto" venduto online a un terzo del prezzo. Il secondo è spesso non intonabile, e un ragazzo che studia su uno strumento che non tiene l'intonazione conclude di non essere portato per la musica. Vale per i violini quanto per i fiati.
Usato: dove la differenza è enorme
È qui che il conto cambia davvero, e per un motivo strutturale: ogni giugno, in ogni scuola a indirizzo musicale d'Italia, un'intera leva di terza media smette di suonare. Quegli strumenti hanno tre anni di vita, sono stati usati un'ora al giorno da un ragazzino, e la famiglia non sa cosa farne. Un flauto traverso da 280 euro nuovo passa di mano a 120. Una chitarra classica da studio a 60.
Il rischio dell'usato non è il prezzo, è la valutazione. Cosa guardare, strumento per strumento:
- Flauto traverso: i tamponi. Sono i dischetti sotto le chiavi; se sono secchi o segnati lo strumento perde aria e va dal riparatore. Costo tipico di una ritamponatura completa: una cifra che può avvicinarsi al valore dello strumento usato.
- Clarinetto: il corpo, cercando crepe sottili vicino alle fessure — sui clarinetti in legno sono il difetto che non si ripara bene. Ance e bocchino si comprano nuovi comunque, per igiene.
- Tromba e ottoni: i pistoni devono scendere e risalire scorrevoli senza attrito; le ammaccature sulla campana sono estetiche, quelle sui tubi no.
- Violino: guarda che il ponticello sia dritto e che la tastiera non abbia solchi. Corde e archetto sono materiale di consumo: metti a budget la rincrinatura dell'archetto.
- Chitarra: il manico, guardandolo di taglio dal ponte verso la paletta. Se è imbarcato lo strumento non si intona su tutto il manico e non vale la pena.
- Pianoforte digitale: prova tutti i tasti, uno per uno. I tasti morti sono il guasto tipico e la riparazione non è economica.
Se puoi, fatti accompagnare dal docente di strumento o chiedigli di guardarlo. Molti lo fanno volentieri: preferiscono un allievo con uno strumento usato ma sano che uno con un pezzo nuovo inservibile.
Perché comprarlo dentro la scuola cambia le cose
Uno strumento comprato da una famiglia della stessa scuola ha tre vantaggi che non trovi altrove. Sai quale docente lo ha seguito e su quale strumento fa lavorare i ragazzi. Puoi provarlo di persona invece che fidarti di una foto. E se qualcosa non va lo sai dove trovare chi te l'ha venduto — il che, statisticamente, è la ragione principale per cui questi scambi finiscono bene.
È il motivo per cui su Scuolapop gli annunci sono organizzati per singolo istituto: cerca la scuola di tuo figlio e guarda la categoria musica prima di giugno, perché è a giugno che escono gli strumenti delle terze.
La strategia che funziona quasi sempre
Primo anno: strumento della scuola se c'è, altrimenti noleggio. Fine della prima: se continua, si compra — usato, se si trova qualcosa di sano dentro la scuola o in un negozio che lo ha revisionato. Fine della terza: si rivende a chi entra in prima, allo stesso prezzo a cui l'hai preso o poco meno, perché uno strumento da studio tenuto bene non perde quasi più valore dopo i primi anni.
Fatta così, la spesa netta di tre anni di indirizzo musicale può stare sotto i 150 euro. Comprando nuovo a settembre della prima e lasciando lo strumento in cantina a giugno della terza, la stessa cosa ne costa 400. È la voce singola su cui, in tutta la scuola media, la differenza fra le due strade è più grande — come si vede nel conto complessivo sui costi del corredo.

