Questo sito esiste per far girare le cose usate, quindi vale la pena dirlo subito e chiaramente: lo zaino è una delle poche cose che conviene comprare nuove. Non per igiene, non per moda, e non perché sia particolarmente delicato. Per una ragione meccanica.
Uno zaino portato per due anni si è deformato addosso a chi lo ha portato. Le imbottiture degli spallacci si sono compresse dove premevano le sue spalle, lo schienale ha preso la sua curva, le cuciture si sono assestate sui suoi carichi. Su un altro corpo quella forma diventa un difetto: preme dove non deve e lascia vuoto dove servirebbe sostegno. È l'unico oggetto scolastico che si consuma sulla persona, non con l'uso.
Il numero da cui parte tutto
Uno zaino carico non dovrebbe superare, in linea di massima, il 10-15% del peso di chi lo porta. È l'indicazione che circola da anni negli avvisi di pediatri e istituti, ed è utile non come regola da rispettare al grammo ma come sveglia.
Perché fa una certa impressione fare il conto: un bambino di terza elementare che pesa 26 chili dovrebbe portarne al massimo tre e mezzo o quattro. Un ragazzo di prima media di 40 chili, fra i quattro e i sei. Chiunque abbia sollevato lo zaino di un figlio a novembre sa che quei numeri vengono superati con disinvoltura, e di solito non per colpa dei libri ma per quello che si è stratificato dentro nei mesi.
Da qui esce il primo consiglio pratico, che non costa niente: pesa lo zaino di tuo figlio una volta, con la bilancia di casa. Sali tu sulla bilancia, poi sali con lo zaino in mano, fai la sottrazione. Il numero che esce cambia molte decisioni successive.
Cosa guardare, in ordine di importanza
Le cose che contano sono quattro, e nessuna di esse è il disegno sulla tasca frontale.
- Gli spallacci. Larghi — quattro o cinque centimetri almeno — imbottiti e sagomati a S, non due nastri piatti. Sono loro che distribuiscono il carico; tutto il resto è contorno.
- Lo schienale. Imbottito e possibilmente rigido o semirigido, così i libri non spingono con gli spigoli. Un pannello traspirante fa una differenza reale a giugno.
- Il fermo sul petto, e per i carichi seri anche il cinturino in vita. Costano poco, non sono estetica: impediscono agli spallacci di scivolare e scaricano peso sul bacino invece che sulle spalle.
- Le dimensioni rispetto al corpo. Il bordo superiore non deve superare le spalle, quello inferiore non deve scendere sotto le anche. Uno zaino grande «così dura» è il modo più efficace per farlo portare male per tre anni.
Poi ci sono le cerniere, che sono il pezzo che si rompe per primo su quasi tutti gli zaini economici. Se ne trovi uno con cursori sovradimensionati e doppia cucitura, hai trovato la differenza fra tre anni e uno.
Ordine per ordine
Primaria. Serve capienza per quaderni grandi e un astuccio voluminoso, non per i libri — che alla primaria sono forniti e restano spesso a scuola. Peso a vuoto basso, perché ogni etto conta su un corpo piccolo. Se la scuola ha gli armadietti o tiene i libri in classe, uno zaino medio basta e avanza.
Medie. È qui che il problema esplode: i libri diventano a carico della famiglia, sono pesanti, e l'orario cambia ogni giorno. Qui lo schienale rigido e il cinturino in vita passano da optional a cose che si notano. Vale anche la pena verificare se la scuola consente di lasciare qualcosa in classe.
Superiori. Il carico spesso scende — molti testi passano al digitale o restano a casa — ma entrano portatile e tablet, che chiedono una tasca imbottita dedicata. Uno zaino da studente con scomparto per il computer è la scelta sensata, e sopravvive all'università. Cosa serve davvero come dispositivo è in tablet e notebook per la scuola.
Il trolley: quando sì e quando no
Il trolley risolve un problema vero e ne crea due. Risolve il peso sulla schiena quando il tragitto è lungo e in piano. Crea il problema delle scale — e le scuole sono piene di scale, dove il trolley si porta a mano, carico, in modo scomodo e sbilanciato — e il problema del suo stesso peso, perché ruote e telaio aggiungono spesso un chilo e mezzo prima ancora di metterci dentro qualcosa.
Ha senso in un caso preciso: tragitto lungo, prevalentemente pianeggiante, e aula al piano terra. Fuori da lì, un buono zaino portato bene è quasi sempre meglio.
Cosa invece prendere usato senza pensarci
Il ragionamento di apertura vale per lo zaino da scuola quotidiano, e non si estende a tutto il resto:
- La sacca da palestra. Due lacci e un telo: non c'è niente che si deformi. Usata è perfetta.
- Lo zaino da gita o da montagna, usato dieci volte in tutto.
- Il trolley da viaggio per le settimane bianche e gli scambi: ruote e telaio o funzionano o no, e si vede subito.
- Le cartelle rigide da disegno dell'artistico e del tecnico, che sono contenitori e basta — ne parla divise e kit di indirizzo.
Farlo durare, che è l'unico vero risparmio
Uno zaino buono comprato una volta costa quanto tre scadenti comprati in tre anni, e questo è il conto che conta. Ma la durata dipende meno dal prezzo di quanto si creda e più da due abitudini.
La prima è svuotarlo ogni venerdì. Non per ordine: per peso. Quello che si accumula in fondo — quaderni di materie finite, l'astuccio di riserva, la borraccia dimenticata piena — è quasi sempre più pesante dei libri del giorno dopo, e sta lì tutto l'anno.
La seconda è caricarlo nell'ordine giusto: le cose pesanti contro lo schienale, in basso, e le leggere davanti. Uno zaino con i libri appoggiati sul lato esterno tira indietro e costringe a camminare piegati in avanti, che è esattamente la postura che si voleva evitare comprando lo schienale imbottito.
E quando è finito davvero, non buttarlo prima di aver guardato se qualcosa dentro vale ancora: il ragionamento sta in a giugno: cosa tenere, cosa passare, cosa buttare.

