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Guide

Fotografare un oggetto usato perché venda

Non serve una fotocamera. Servono una finestra, un tavolo sgombro e la disciplina di fotografare anche i difetti.

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La foto è il prezzo. Non in senso figurato: a parità di oggetto e di cifra, una foto fatta di sera sotto la lampada del soggiorno, con il libro appoggiato sul divano fra due cuscini, vale sistematicamente meno della stessa cosa fotografata su un tavolo vuoto vicino a una finestra. Chi guarda non sta valutando la tua bravura da fotografo: sta cercando di capire in che stato è la roba, e se non lo capisce passa oltre.

Non serve niente che tu non abbia già. Serve una finestra, mezzo metro di tavolo sgombro e cinque minuti.

Le tre cose che risolvono il 90% del problema

Luce di giorno, mai il flash. Mettiti di fianco a una finestra, di giorno, con l'oggetto illuminato dalla luce che entra e non controluce. Il flash del telefono appiattisce tutto, spara un riflesso bianco al centro delle copertine plastificate e falsa i colori dei tessuti. Se è già buio, aspetta domani: è l'unico consiglio di questa guida che vale più di tutti gli altri.

Fondo vuoto. Un tavolo di legno, il pavimento, un lenzuolo steso. Non il letto sfatto, non il divano, non il tappeto a fantasia, non il piano della cucina con le briciole. Tutto quello che sta intorno all'oggetto è rumore che chi guarda deve scartare da solo.

Riempi l'inquadratura. L'errore più comune è fotografare da lontano e in piedi: l'oggetto diventa un francobollo in mezzo alla stanza. Avvicinati finché occupa quasi tutto il fotogramma, e scatta da sopra, perpendicolare, non di sbieco.

Quante foto, e quali

Da quattro a sei. Sotto le tre non si capisce niente; sopra le otto nessuno arriva in fondo. L'ordine giusto è sempre lo stesso:

  • La prima: l'oggetto intero, di fronte, ben illuminato. È quella che decide se qualcuno apre l'annuncio.
  • La seconda: il dato che lo identifica — l'ISBN sul retro del libro, l'etichetta con la taglia, il numero stampato sulla suola, la matricola dello strumento.
  • Le altre: i difetti, uno per foto, da vicino.
  • L'ultima: tutto quello che è compreso, messo insieme nella stessa inquadratura — custodia, cavi, accessori, i tomi del set. È la foto che risponde alla domanda «ma c'è anche …?» prima che venga fatta.

Fotografa i difetti apposta

È la parte che sembra sbagliata e non lo è. Il graffio che nascondi non sparisce: si sposta soltanto, dall'annuncio al momento dell'incontro, dove costa il pomeriggio a te e all'altro. Il graffio fotografato, invece, fa una cosa strana e molto utile: rende credibile tutto il resto dell'annuncio. Chi ha mostrato il difetto peggiore non sta nascondendo gli altri.

Metti una moneta da un euro accanto al graffio, allo strappo, alla macchia. Costa nulla e dà la scala: senza, un segno di due millimetri e uno di due centimetri sono la stessa foto.

Cosa mostrare, oggetto per oggetto

Libri di testo. Copertina, retro con l'ISBN leggibile, una pagina interna aperta a caso — che dice quanto è sottolineato meglio di qualsiasi aggettivo — e il talloncino del codice digitale, che dice se è stato già grattato. Perché quel talloncino conta così tanto è spiegato in ISBN ed edizioni.

Strumenti musicali. Lo strumento intero fuori dalla custodia, la custodia aperta con dentro tutto quello che c'è, un dettaglio dei tamponi o della meccanica, e la matricola. Per un flauto o un clarinetto, la foto dei tamponi è quella che vale il prezzo.

Attrezzatura sportiva. La suola. Per scarpini, scarpe da ginnastica e scarponi, la suola dice l'usura reale e la tomaia non dice niente. Poi il numero stampato dentro, e per le protezioni la data di produzione dove c'è.

Console e videogiochi. La macchina accesa, con la schermata iniziale visibile: è la prova che funziona, e sostituisce mille rassicurazioni. Poi i connettori, gli stick dei controller da vicino, e il retro delle custodie dei giochi. I controlli da fare stanno in videogiochi e console usate.

Abbigliamento e divise di indirizzo. Il capo steso disteso, mai appallottolato e mai indossato; l'etichetta con la taglia e la composizione; le zone che si consumano — polsini, ginocchia, colletto.

Cosa non deve entrare nell'inquadratura

Questo mercatino è organizzato per scuola e in buona parte lo usano ragazzi. Prima di scattare, guarda cosa c'è intorno:

  • Facce. Nessun bambino nella foto, nemmeno di sfondo, nemmeno il tuo. Un oggetto si fotografa da solo.
  • Il nome scritto sul libro o sul grembiule. Coprilo con un dito o con un foglietto. Nome e cognome di un minore accanto al nome della scuola è un'informazione che non serve a vendere niente.
  • Il numero civico, il citofono, la targa, la posta sul tavolo. Cose che finiscono nelle foto senza che nessuno se ne accorga.
  • Documenti, bollette, schermi accesi sullo sfondo.

Le tre scorciatoie che si pagano

La foto presa da internet. L'immagine del prodotto nuovo presa dal sito del negozio non è una foto del tuo oggetto: è una promessa che non puoi mantenere, e chi arriva all'incontro se ne accorge in due secondi.

I filtri. Alzare saturazione e contrasto fa sembrare la copertina più viva e i segni meno visibili. Funziona finché non ci si incontra, e a quel punto ha funzionato contro di te.

Il collage. Sei foto piccole schiacciate in una sola immagine diventano sei foto in cui non si vede niente. Caricale separate.

Fatte le foto, resta da scrivere sopra le poche righe che le accompagnano — titolo, prezzo, difetti — e quelle hanno regole loro: scrivere un annuncio che funziona.

Hai qualcosa da rivendere o da regalare? Cerca la tua scuola e pubblica un annuncio gratuito, oppure leggi le altre guide.